gecko storie di mare maratea

Storie di Mare

Acquafredda

Non si conoscono le cause e il periodo della fondazione del borgo di Acquafredda di Maratea, che deve il suo nome a una delle rarissime sorgenti marine di acqua dolce esistenti in Italia (l’acqua che fuoriesce da questa sorgente è più fredda di quella del mare circostante, e veniva chiamata dai pescatori acqua fridda).

L’isolotto di Santo Janni
di Maratea

Santo lanni (o Santo Janni) è un’isola situata nel golfo di Policastro, posto quasi al centro della costa di Maratea. L’isolotto deve il suo nome a un’antica cappella dedicata a San Giovanni, che si trovava presso il suo sperone roccioso più alto. Nei fondali dell’isola sono state ritrovate centinaia di ancore di navi romane. Sugli speroni rocciosi dell’isolotto sono state trovate anche numerose vasche destinate alla produzione del garum. Intorno all’isolotto di Santo Janni i fondali conservano uno dei più ricchi giacimenti di anfore e ancore dell’Età Romana. Sull’isolotto vive un curioso fenomeno zoologico, il cosiddetto Drago di Santo Janni, ovvero la Podarcis sicula paulae, una lucertola bruno-azzurra, sottoposta a specifiche tutele.

Le torri di Maratea

Lungo tutta la costa di Maratea è possibile vedere i resti di sei torri di avvistamento: Crini, Acquafredda, Apprezzami l’Asino, Caina, Filocaio, Santa Venereo Le torri erano poste a difesa dell’abitato, per segnalare il pericolo di pirati.

Torre Apprezzami l’Asino
Deve il suo nome a una curiosa storiella: la torre si trova sopra quella che era l’unica e strettissima strada che conduceva da Sapri a Maratea, e quando due asini (con i rispettivi padroni) si incrociavano non c’era spazio materiale per far passare tutti e due. Non restava altro che apprezzare quale animale avesse minor valore e, per fare strada libera, precipitarlo in mare.

Torre di Acquafredda
È una delle antiche torri costiere del Regno di Napoli, si trova nel territorio del comune di Maratea, in provincia di Potenza. La sua costruzione fu ordinata nel 1566 e completata nel 1595. La torre oggi è solo un rudere. La pianta era quadrata, con base troncopiramidale piena. Ogni architrave presentava tre o forse quattro caditoie in controscarpa. La volta della torre, oggi completamente distrutta, era probabilmente a botte.

Il Castello di Maratea

Il Castello di Maratea è il centro urbano più antico del territorio di cui si conservano tracce considerevoli. Posto sulla cima del monte San Biagio, era una cittadina fortificata, e pertanto ancora oggi gli abitanti di Maratea vi si riferiscono con il nome de “il Castello”.

La statua del Cristo Redentore

Situata nell’antica Maratea superiore, anche detta Castello, opera dello scultore fiorentino Bruno Innocenzi (Firenze 1906-1986) e voluta dal Conte Stefano Rivetti di Valcervo, la statua fu innalzata nel 1965 sulla sommità del Monte San Biagio nel luogo in cui si ergeva una croce commemorativa in pietra. Seconda come dimensioni solo al Cristo del Corcovado di Rio de Janeiro, la statua di Maratea è alta 21 metri, con una apertura di braccia di 19 metri e un viso che ne misura 3 di metri. La statua è stata realizzata in cemento armato rivestito da un impasto di cemento bianco e marmo di Carrara.

In virtù della particolare configurazione del volto, la statua, inconfondibile punto di riferimento per la gente di mare, dà l’impressione ad un osservatore lontano che lo sguardo sia rivolto, contrariamente alla realtà, verso il mare. Il belvedere ai piedi della statua è il punto più panoramico di tutto il territorio di Maratea con una eccezionale vista a 360° del magico profilo della costa e delle montagne interne.

Cinema Basilicata

La Basilicata è sempre stata terra dei cinema, offrendo le sue location alle produzioni cinematografica a partire dal secondo dopoguerra. Sino ad oggi sono stati girati più di quaranta film sul suolo lucano, appartenenti a diversi generi cinematografici e che hanno proposto differenti immagini della regione. La maggior parte delle produzioni ha utilizzato le location materane, i luoghi costieri e nell’entroterra.

I film girati in Basilicata  dal 1949 ad oggi:
“Passannante” di Sergio Colabona 2011; “Un giorno della vita” di Giuseppe Papasso 2011; “Basilicata Coast to Coast” di Rocco Papaleo 2010; “Mineurs” di Fulvio Wetzl 2007; “The Nativity Story” di Catherine Hardwicke 2006; “The Omen Il presagio” di John Moore 2006; “Il Rabdomante” di Fabrizio Cattani 2005; “The Passion of the Christ” di Mel Gibson 2003; “Io non ho paura” di Gabriele Salvatores 2002; “Terra Bruciata” di Fabio Segatori 1999; “Del perduto Amore” di Michele Placido 1998; “L’Uomo delle Stelle” di Giuseppe Tornatore 1995; “Il sole anche di notte” di Paolo e Vittorio Taviani 1990; “King David” di Bruce Beresford 1985; “Tre Fratelli” di Francesco Rosi 1981; “Cristo si è fermato a Eboli” di Francesco Rosi 1979; “Volontari per destinazione ignota” di Alberto Negrin 1978; “L’Albero di Guernica” di Fernando Arrabal 1975; “Qui comincia l’avventura” di Carlo di Palma 1975; “Il tempo dell’inizio” di Luigi Di Gianni 1974; “Allonsanfan” di Paolo e Vittorio Taviani 1974; “Anno Uno” di Roberto Rossellini 1974; “Il decamerone nero” di Piero Vivarelli 1972; “Non si sevizia un paperino” di Lucio Fulci 1972; “C’era una Volta” di Francesco Rosi 1967; “Made in Italy” di Nanni Loy 1965; “Il vangelo secondo Matteo” di Pier Paolo Pasolini 1964; “Il Demonio” di Brunello Rondi 1963; “Gli anni Ruggenti” di Luigi Zampa 1962; “Italia ‘61” di Jan Lenica 1961; “Viva l’Italia!” di Roberto Rossellini 1961; “La nonna Sabella” di Dino Risi 1957; “La Lupa” di Alberto Lattuada 1953; “Le due sorelle” di Mario Volpe 1950; “Nel mezzogiorno qualcosa è cambiato” di C. Lizzani 1949.

Vito Riviello

Vito Riviello è un poeta nato a Potenza nel 1933. Un poeta lucano che con le sue opere ha espresso il suo naturale talento a giocare con le parole, la sua capacità di attraversare tutti i livelli di linguaggio, di far convergere tra loro suoni e significati e ricavare accostamenti inaspettati e sensi inattesi. Vito Riviello è stato molte volte nostro ospite e dedicò una poesia al nostro hotel.

Il Silenzio al Villa Cheta

Villa Cheta, villa tranquilla, vita
che ha origine dal silenzio degli avi.
C’era un silenzio di porte, finestre
perfino di minestre serali,
quiete nei cassetti, fra i panni
destinati a sposare.

Le magnolie divoravano le nonne
e i fichi i nonni.
Forse Garibaldi appariva all’onda…

Dal quel balcone Totò, comico eccelso,
sorrideva alla sirena Silvana.
Ora vi è il silenzio del mare
ch’entra nel petto di turisti assolati,
stanchi di lotte urbane,
con i nervi distesi come polipi,
sulle piccole spiagge marateote.

20 Agosto 1981

Villa Cheta

Hotel & Restaurant

Via Canonica, 48, 85046 Maratea PZ – Basilicata Italia
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