Archeologia in Basilicata



Per l’archeologia in Basilicata si rinnova il collaudato binomio tra archeologia e petrolio. Le attivita’ di estrazione in Val d’Agri, da sempre al centro delle attenzioni e spesso con l’indice puntato contro per l’evidente impatto ambientale, sono state invece una manna dal cielo per la ”riscrittura” della storia della regione lucana. I lavori di posa dell’oleodotto sull’asse Val d’Agri-Taranto hanno riportato alla luce circa 200 siti archeologici ed hanno permesso di scoprire che c’erano insediamenti anche in zona fino ad un decennio fa ritenute disabitate.

La presenza insediativa sul territorio lucano e’ capillare in tutta la Basilicata, dal IX secolo a. C., fino all’eta’ romana. E proprio a quest’ultimo periodo risale la villa romana di Marsicovetere dove e’ iniziato un lavoro di recupero e di restauro che durera’ tre anni. Un sito che e’ emerso proprio nel corso dei lavori di realizzazione dell’oleodotto per il trasferimento del greggio estratto nelle viscere della Val d’Agri alla raffineria di Taranto per la produzione di carburante da commercializzare.

Nel Museo di Grumento Nova e’ stato sottoscritto un protocollo di intesa tra la compagnia petrolifera e la Direzione regionale per i beni culturali e paesaggistici della Basilicata per il recupero e la fruizione della villa. Un percorso di conoscenza iniziato oltre dieci anni fa. Nel sottosuolo della Basilicata ci sono i giacimenti di petrolio piu’ grandi d’Italia e d’Europa. Attualmente la piccola regione contribuisce al fabbisogno energetico nazionale con il 6 per cento circa, quota che arrivera’ al 10 con l’estrazione in un’altra zona interna della Basilicata.

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